La terra del fico

E’ stato presentato sabato 28 agosto 2010, alla 9^ edizione della Fiera del fico mandorlato, il video-documentario “LA TERRA DEL FICO”, realizzato dall’Associazione culturale Aeneis2000 e prodotto dal  Comune di San Michele Salentino.
Vi proponiamo di seguito il promo del documentario:

LA TERRA DEL FICO
(durata 20 minuti circa)

Regia Michele Racioppi
Progetto Vincenzo De Leonardis
Sceneggiatura Vincenzo De Leonardis e Michele Racioppi
Fotografia Michele Racioppi
Grafica Andrea Antelmi
Elaborazione musicale Mario Ancora
Scene Andrea Antelmi e Rosalia Fumarola
Montaggio Michele Racioppi Andrea Antelmi
Ufficio StampaVincenzo De Leonardis
Segretaria esecutiva Giuseppina Melone

partecipazione:
Fabiana Attorre (Interprete)
Anna Maria Arpino (Voce narrante)

la cover

L’antica tradizione della preparazione dei fichi secchi nell’Alto Salento, così come per altri versi la lavorazione del tabacco e del grano, apparteneva al ciclo dei lavori estivi nei quali il sole e la sua calura, il fuoco e i suoi colori marcavano cadenze e tempi vincolati.

L’essiccamento e la consequenziale cottura al forno ed infine la loro conservazione in appositi contenitori  esigevano una particolare  premura affinché si ottenesse un risultato finale apprezzabile ed i fichi non divenissero né troppo duri né troppo umidi o, peggio ancora, ammuffiti.

L’ impiego di graticci di canne era posteriore ad un impianto ancora più primitivo di essiccazione che, da quanto è dato sapere, prevedeva l’ impiego di ripiani in pietra sui quali veniva preparata una stuoia di erbe secche che garantiva al frutto più dolce conosciuto dall’uomo una aerazione costante.

Anche nella tecnica di cottura si potevano  trovare componenti di natura arcaica i cui segni, ancora oggi, possono essere osservati nei forni di campagne sparsi sul territorio di San Michele Salentino (Brindisi). Si trattava di piccole costruzioni in tufo o pietra a secco normalmente incorporati alle abitazioni stesse.

Una volta sfornati, ancora  tiepidi, i fichi venivano posizionati con riguardo nei vasi di terracotta o vetro insieme a qualche spicchio di limone e semi di finocchio selvatico e con all’interno la mandorla tostata e sbucciata. Lo straordinario ciclo del fico secco mandorlato terminava sulle tavole, davanti al fuoco del cammino, sui davanzali delle case bianche o nelle tasche dei pantaloni  pieni di toppe degli uomini. Era nato così il dessert dei poveri, l’inconsapevole dolce degli ultimi. Per noi, una rivoluzione gastronomica…

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