La festa persa (di Edmondo Bellanova)

Rossella dice: “se ci saranno i Nomadi,dopo anni, verrò alla festa patronale“.L’argomento del cantante “di richiamo” per la sera della festa patronale mi sembra banale, ma si presta ad alcune riflessioni che voglio rifare (il racconto “la festa” è stato un tentativo non tanto fortunato!).

Vedo con piacere che il Comitato sta progettando anche la patronale del 2011 ma, espresso tutto il riconoscimento dovuto a loro per l’ingrato compito di reperire i fondi ed organizzare l’evento, desidero evidenziare alcune osservazioni

Intanto, un concetto fondamentale: stiamo confondendo la festa patronale con un concerto. La festa era, è o può essere, l’occasione attesa un anno per ritrovarsi, riabbracciare parenti ed amici, riassaporare il gusto delle nostre ricette (quelle cucinate dalla mamma o dalla nonna), tornare al trullo o alla lamia, riassaporare il gusto della frutta colta direttamente dall’albero, riascoltare il canto delle cicale, farsi cullare dal caldo vento di scirocco e, la sera, per strada, con i vicini di casa raccontare ed ascoltare storie.

Poi ci sta bene la banda musicale con i suoi brillanti ottoni, la cassarmonica e la villa di mille luci colorate addobbata, lo spumone consumato ai tavolini in piazza, la processione di ringraziamento al Santo Protettore, le bancarelle dei giocattoli e delle noccioline ed i fuochi d’artificio che scrivono in cielo tutta la gioia per aver passato un giorno di festa da gente che normalmente non si può permettere di sprecare soldi per aria, ma la festa …

Da anni, invece, stiamo solo organizzando concerti con tanta gente che viene ad occupare la piazza ed ogni spazio! Una calca infernale che non ti permette non dico il passeggio ma neanche lo spostamento.

Salutarsi, parlare, dialogare, resta un  sogno! Gli amplificatori, a tutto volume, ti fanno sbattere il cuore in gola e… ti isolano. Si rimane soli tra mille con il terrore di perdere di vista nipotini e figli.

I forestieri, per i quali organizziamo tutto questo, mangiano e bevono, ma vanno via non avendo avuto la possibilità di visitare la nostra Pinacoteca; non hanno passeggiato per il centro storico, magari, con visita ad una casa di “fun” arredata con le nostre antiche cose; non hanno scoperto la bellezza della nostra campagna che ti consente ancora di vivere nella natura e non in un affollato condominio com’è quella di Ostuni, Costernino, Martina, ecc. Hanno mangiato frittura, pizza e focaccia come in ogni altra località del mondo ma non le nostre specialità. Hanno intasato, per chilometri le strade, ma non portano via con loro la splendida atmosfera di questo nostro paese, caldo, calmo, ospitale, sereno, amichevole.

Allora, la festa la facciamo per noi o per il forestiero?

E’ proprio necessario competere con i comuni limitrofi  nello spendere di più per accaparrarsi il cantante di voga? E’ possibile festeggiare il Santo patrono con maggiore attenzione verso le tradizioni nella consapevolezza che lo sviluppo del territorio passa proprio per questa strada e non per gli assordanti concerti da stadio?

Spero che qualcuno dia delle risposte, nel frattempo…Rosella, torna nel tuo paese!   I complessi li potranno sentire in qualsiasi stadio, ma qui il tempo è ancora segnato dall’orologio della piazza e dalle campane di don Tony che chiamano le vecchiette al rosario della sera!

                          sanmichelesalentino19marzo2011edmondobellanova

About the Author