VIVERE E VIRUS (di Edmondo Bellanova)

Ho ascoltato l’accorato appello di un medico di Rimini che c’invita a “restare a casa” a “non andare al mare” almeno per altre due settimane.

Sì, si il medico ha ragione ed io non trovo difficoltà ad eseguire il suo consiglio anche perché sono pensionato e non ho la necessità di dover lavorare.

Ma qualcuno mi spieghi che rischi ci sono per me e per la società intera se, magari da solo, vado al mare ad ascoltare il fragore delle onde che s’infrangono sugli scogli e lo stridio dei gabbiani che si rincorrono in cielo? Perché non posso sedermi sulla sabbia e ricordare: i giochi che facevo con i nipotini; il caldo di questo nostro sole del sud; il fresco delle sere d’estate passate a seguire il riflesso della luna che, cavalcando morbide onde, m’inteneriva il cuore; il sapore dei baci dolci frutti dei primi amori? Perché non godere dell’intimità del silenzio che solo il mare può darci?

Perché restare a casa” vittima sacrificale di mia moglie” e di questi intrattenitori televisivi da strapazzo vogliosi solo di farmi vedere le loro librerie e perché sfiancarmi nel cercare di capire, interpretare i dpcm, le ordinanze di politici arruffoni, i suggerimenti e le prescrizioni di scienziati confusi. Perché non raccogliere i fiori che la natura continua, nonostante il virus, a regalarci?

Sanmichelesalentino03maggio2020edmondobellanova

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